PRIVATE-CITY

 

 Perché non esiste un'opposizione efficace alla privatizzazione dei beni comuni?

Il primo motivo è di ordine narrativo. La gestione pubblica è stata screditata: "Non funziona, è poco efficiente, non ha iniziativa, i dipendenti col posto fisso non sono motivati". Questi luoghi comuni contribuiscono a rendere i funzionari pubblici frustrati, disprezzati e depressi. La stessa retorica è usata per ridurre il prestigio degli insegnanti, dei dottori e degli infermieri, per agevolare la privatizzazione dell’istruzione e della sanità.

Il secondo motivo è di ordine politico. L’obiettivo principale degli eletti è attrarre capitali di grandi investitori globali che, apparentemente, sono gli unici a poter garantire posti di lavoro e benessere. In realtà è solo mancanza d’immaginazione perché i lavori sono precari e senza dignità, gli abitanti sono sfruttati, la ricchezza e la qualità della vita continuano a calare. A crescere è solo la rendita dei nuovi proprietari. Il risultato è che la città si divide al suo interno, tra centri esclusivi per ricchi visitatori e margini desolati per poveri abitanti.

Il terzo motivo è di ordine sociale, perché tutti siamo condizionati dall’ambiente che ci circonda. Per opporsi in modo efficace dobbiamo essere uniti e invece siamo divisi, degli imprenditori di noi stessi in costante competizione, incapaci di alleanze, vincolati al presente permanente, sovraccaricati d'informazioni, in deficit di attenzione. Così la maggioranza resta ferma al suo posto, immobile a guardare il mondo girare.

Questa situazione riduce la forza contrattuale nei confronti dei grandi proprietari, perché nessuno ha voglia, né argomenti per chiedere agli investitori più di quanto offrono. Le persone sono isolate, i politici sono deboli e la storia è scritta dai grandi. Questi tre motivi contribuiscono insieme alla mancanza di opposizione.

Tutti sanno che la privatizzazione aumenta la ricchezza di chi è già ricco e impoverisce chi non lo è (del resto "privato" viene da "privare"), eppure è ancora la tendenza dominante. Pensiamo alla vendita di palazzi storici o delle ex aree industriali, alla privatizzazione di servizi come il trasporto pubblico, il verde o la raccolta dei rifiuti, alla gestione delle reti sotterranee dell’acqua, degli scarichi, del gas, del telefono o dell’elettricità. Lasceremo davvero che tutti i beni comuni ci siano espropriati dai grandi gruppi finanziari?

L’idiota, nell’antica Grecia, era l’abitante che non s'interessava alla vita cittadina, il privato cittadino che non si esprimeva, non partecipava, non voleva responsabilità e non aveva municipio (che letteralmente vuol dire assumere doveri). Il sindaco era il giudice incaricato dei negoziati tra i cittadini, il capo del municipio, quello con la più alta responsabilità. Il calo della partecipazione è legato alla mancanza d'immaginazione e al calo di fiducia nei politici. Se solo la metà degli aventi diritto va a votare, significa che il 20% degli abitanti conferisce a un candidato - super-responsabile-giudice - un incarico di cinque anni in bianco, senza alcun obbligo né vincolo rispetto agli impegni presi nel programma elettorale, né di rendiconto sul proprio operato. Quando pensiamo che le responsabilità siano un peso del quale faremmo volentieri a meno, ricordiamoci che sono invece un diritto prezioso che vale la pena difendere. E’ responsabilità degli abitanti esprimersi e informarsi sull’operato dei loro rappresentanti. In diversi stati il voto è un obbligo, punito con multe e fino alla revoca del diritto per gli astensionisti più recidivi (Belgio, Svizzera, Cile, Brasile, Turchia, ...). Una domanda sorge spontanea: questa forma di governo è la migliore che possiamo aspettarci?


Post popolari in questo blog

Capisci il Bitcoin?

beni privati aperti al pubblico

SOTTOBOSCO