Ex OGR. Il risveglio della ragione contro il modello unico
A notte fonda cadi dal letto e batti la testa, badabum!
Ti svegli e ti accorgi che stavi dormendo da anni, un sonno incosciente e passivo, un torpore arido. Certo che eri contrario alle oligarchie autoritarie, alle multinazionali rapaci, alla finanza drogata, alla politica corrotta e ai paradisi fiscali, ma non vedevi proprio alcuna alternativa né come cambiare le cose. Sapevi anche prima che il sistema globale, composto da acque, terre, aria, piante, animali, è ormai compromesso, che non torneremo più indietro. È chiaro che un flusso continuo di potere passa dalle mani di moltitudini povere a quelle di un piccolo gruppo di sovrani ricchissimi, concentrando sempre più la ricchezza e diffondendo la povertà, il degrado, l’inquinamento, l’alienazione. Pensavi che la democrazia rappresentativa fosse il miglior tipo di governo possibile, ma se alcuni paesi restano autoritari, allora c’è concorrenza sleale. Se poi gli elettori votano a favore di questo modello distruttivo di sviluppo, non ci puoi fare nulla. Già cercavi di consumare prodotti solidali, di inquinare meno, di riciclare, di finanziare e firmare per nobili cause, ma non ci stavi a sentirti colpevole per la tua piccola impronta ecologica in un mondo di grandi predatori senza scrupoli.
L’umanità non ha solo fallito, si sta suicidando disperata.
Adesso ti alzi orgoglioso, vuoi far fronte a quella realtà che conoscevi senza farne parte. Vuoi criticare per migliorare, discutere per partecipare, chiedere per ottenere. Anche se sembrano irrealizzabili le alternative esistono e c’è pure tanta gente che le persegue. L’azione parte a tutti i livelli insieme, dalla comunità energetica locale alle manifestazioni contro la guerra, dal giardino sotto casa alla disubbidienza civile. Il risveglio è irreversibile, non potrai più dormire e non rischi più di cadere, perché c’è una comunità, locale e globale, che veglia con te e riconoscerà sempre il tuo impegno e il tuo valore. Ora abiti, non sei solo un residente, ti sei finalmente insediato, radicato in un territorio che ti appartiene e tu gli appartieni.
Edmond de Rothschild è una banca esclusiva, per investitori di nicchia.
Orienta i capitali verso operazioni immobiliari esclusive, puntando sulla crescita del turismo in località già meta di milioni di visitatori ogni anno, proprio come la tua città. Hanno comprato un terreno libero, grande come 11 campi di calcio, a ridosso del centro storico col progetto di realizzare un quartiere modello. Purtroppo però il modello è sempre lo stesso: alberghi e residenze temporanee di lusso, uffici e sale convegni, commercio e cultura d’élite, il tutto infarcito di green e social washing. Ma i giardini alberati e i canali con paperelle che si vedranno nei renderings accattivanti del progetto, proprio come l’informazione partecipata affidata ad un gruppo di sociologi, servono a nascondere circa 135.000 tonnellate di calcestruzzo armato, impermeabilizzazione del suolo, surriscaldamento urbano ed esclusione degli abitanti da qualsiasi tipo di beneficio. Questo progetto a te sembra, come alle migliaia di cittadini alleati in associazioni e comitati, l’ennesima speculazione edilizia, non certo un intervento di pubblica utilità.
Hai deciso, sposi la causa, ti impegnerai per il bene comune!
Vuoi che quel grande pezzo della tua città rinasca come parco, spazio pubblico e servizi alla cittadinanza. Incolpi i politici e l’amministrazione del tuo comune perché avrebbero potuto accettare la sfida e cercare un nuovo ruolo per questa grande area centrale, animare un dibattito pubblico, valutare diverse possibilità con gli abitanti ed esperti di ogni genere. Si sarebbero potute sperimentare soluzioni davvero innovative, di utilità sociale, ecologiche, durature e sostenibili anche economicamente, diventando un caso virtuoso, un fenomeno di cui essere fieri e un modello da imitare. Con tanti possibili investitori si poteva ancora sperare di governare il cambiamento ma con un unico proprietario si perde quasi tutta la forza contrattuale. Il comune non ha comprato il terreno ma ha preferito lasciarlo ad una banca che ha un solo obiettivo: ricavarne il massimo profitto. Ce l’hai con i tuoi rappresentanti locali, li accusi di superficialità o incapacità ma temi che si tratti di opportunità politica, o peggio, d’interesse personale.
Non lo vuoi più accettare, un altro quartiere confezionato prêt-à-porter. Sarà uguale a tanti altri, con in più, già pronte ad aspettarlo, le grucce pagate coi soldi pubblici: una nuova linea del tram e una nuova strada di scorrimento. Con il solito progetto dell’architetto di moda che mostra l’idillio: ameni giardini lussureggianti, tanta bella gente, luce, acqua, animali e frutti di ogni tipo, mentre gli edifici quasi scompariranno tra gli alberi, come anche le auto. La loro speranza è che i tuoi concittadini ci caschino e il comune possa approvare il progetto senza troppo darsi pena. Ma la gente è già in allerta, grazie al tam-tam delle testate locali, ai flash mob e al passaparola. Si aspetta una campagna d’informazione in cui cercheranno di contrapporre due scenari estremi: uno con nuovi abitanti di alto reddito, sicurezza, pulizia, basso impatto ambientale e giardini pubblici, l’altro con un parco aperto, droga, prostituzione, miseria e nuovi immigrati.
La retorica della proprietà, con la complicità del comune, insisterà su ipotetici benefici a livello d’immagine, per l’alta qualità delle nuove costruzioni, dei nuovi abitanti, delle piantumazioni e delle sistemazioni paesaggistiche. Cercheranno di convincerti che servono nuove case per colmare una nicchia di mercato ancora scoperta, quella di city-users temporanei ad alto reddito. Diranno che si tratta di un eco-quartiere, un parco costruito dove il verde prevale, la maggioranza del suolo sarà permeabile, le acque saranno gestite in superficie e nuovi alberi compenseranno la CO2 emessa. Come sugli aspetti finanziari e legali dell’operazione, ti diranno che il progetto non è finanziabile con il solo denaro pubblico, che non si può fermare perché le leggi lo consentono. Te lo aspetti e prepari la tua critica, i tuoi argomenti, ne parli con gli altri attivisti, ti confronti e arrivate a conclusioni diverse. Vi ponete delle domande e le risposte spesso vi sorprendono.
Scoprite che aumentare la popolazione della città non è sempre positivo e soprattutto non volete costruire nuovi edifici per altri ghetti di lusso. Anche se fossero alloggi sociali poi, pensate che sarebbe meglio ristrutturare prima le migliaia di alloggi esistenti, sostituire gli edifici fatiscenti o sfruttare meglio il patrimonio immobiliare sotto utilizzato. Capite che nuovi abitanti significa più auto circolanti, aumento del traffico, dell’inquinamento dell’aria e sonoro, dei parcheggi di superficie o interrati. Significa anche un maggior consumo di gas, luce, acqua oltre che nuovi allacci alle fognature e nuove acque da bonificare. Inoltre vuol dire nuovi utenti negli asili, nelle scuole e negli ospedali, con allungamento delle liste di attesa. La costruzione richiede anche una maggior produzione di plastica, cemento e altri materiali energivori e inquinanti, senza contare i vari effetti nocivi per i dintorni durante il cantiere.
Nella città dove vivi ci sono 118,3 mq impermeabili per abitante, il 41,99% della superficie comunale, e se ne consumano 65,9 mq in più ogni giorno. Gli ultimi 3 anni, in Europa occidentale, sono stati quelli con la temperatura media estiva più alta degli ultimi 40 anni e il 2026 ha registrato una temperatura estiva di 2,79 gradi superiore alla media. Depavimentare è molto utile per la gestione delle acque, in caso di calamità, ma non basta. I biologi ci insegnano che gli ecosistemi che contribuiscono maggiormente all’assorbimento dell’anidride carbonica non sono gli alberi, come tutti credono, ma gli oceani e le terre fertili, appunto. Per rianimare il suolo, occorre innescare un ciclo ecologico di microrganismi in grado di rendere la terra di nuovo fertile, in grado di fissare enormi quantità di CO2 e per questo servono centinaia di anni. Ogni metro quadrato impermeabilizzato è definitivamente perduto.
L’argomento finanziario, per te, è il più debole di tutti, anche se i soldi sono purtroppo la misura di quasi tutte le cose. Se i bilanci dei comuni e della regione fossero tradotti in modo semplice agli abitanti ci sarebbe una rivolta spontanea irrefrenabile! Non solo si sprecano denari per attività inutili e funzionali alla propaganda, se ne perdono altri per imposte e multe non incassate, tanti altri vanno a pagare gli interessi di prestiti azzardati, contratti svantaggiosi, incarichi per lavori mai svolti, consulenze per studi condizionati in partenza, gettoni e stipendi per ruoli di rappresentanza in infinite fondazioni, associazioni, società partecipate e altro. Ma soprattutto investimenti per promuovere il turismo come unica risorsa economica all’orizzonte, arricchendo sempre meno soggetti, sempre più grandi e sempre più spesso stranieri. Gli oneri di urbanizzazione, sostegno delle mire espansionistiche delle città nel secolo scorso, sono ridotti al minimo e la quota di alloggi sociali prevista per legge è sempre monetizzabile sottocosto.
C’è poi la retorica del diritto privato, il proprietario è libero di costruire perché la legge lo prevede. Stiamo parlando di norme e regolamenti comunali che possono subire varianti in ogni momento e di fatto ne subiscono continuamente ma purtroppo sempre a favore degli investitori privati, mai della società civile. Il comune ha sempre il potere di autorizzare o meno un progetto che comunque deve passare per un piano attuativo dettagliato (con studio d’impatto ambientale e sul ciclo di vita degli edifici, piano di bonifica da agenti inquinanti e ordigni bellici, piano di decostruzione e riuso dei materiali, piano di sicurezza, ecc …) ed essere approvato in consiglio comunale. La politica, lo sappiamo, può sempre cambiare colore e se la cittadinanza esprime una chiara volontà contraria al progetto il soggetto politico non si prenderà la responsabilità di votare a favore contro la volontà degli abitanti. Ma soprattutto l’investitore non è disposto ad intraprendere un percorso autorizzativo che si preannuncia lungo e incerto. Se i sondaggi confermano che gli abitanti vogliono, per esempio, più suolo libero, servizi pubblici e un po’ di edilizia sociale, l’investitore, vedendo diminuire i suoi margini di profitto, sarà ben lieto di rivendere al comune il terreno e lavarsene le mani.
Sei stanco di parlare di “come” e vorresti parlare di “cosa” davvero volete per quel grande spazio aperto e libero. Sei ansioso di cominciare e partiresti dal ruolo urbano da dare a questo nuovo luogo, provi ad immaginarlo senza palazzi, con i grandi capannoni di archeologia industriale rinnovati e rifunzionalizzati, con tutte quelle attività all’aperto che si possono fare sulla nuda terra, con attrezzature e manufatti alla scala umana: portici, logge, rampe, torri, grotte, pozzi, laghi, fossati, passerelle, arene, siepi, labirinti, piscine, orti, gattili, pergole, … e chi più ne ha più ne metta.
Beh, ormai lo avrete capito: la città è Firenze, l’area è quella delle ex Officine Grandi Riparazioni delle ferrovie e tu sei quell’abitante che finalmente si è svegliato.

