Il controllo polarizzato delle tecnologie
Più la velocità di circolazione dell’informazione cresce, e più il controllo dei cambiamenti e degli scambi aumenta e tende a diventare assoluto. L’onnipresenza del controllo tende a fare di quest’ultimo il sostituto dell’ambiente dell’uomo, la sua terra, il suo unico habitat.
Paul Virilio
Il controllo non è soltanto la nostra casa, il nostro unico ambiente, come sosteneva Paul Virilio, ma è diventato l’obiettivo generale da raggiungere, sia per chi vuole navigare in un mare di contenuti effimeri, sia per chi vuole orientare le preferenze degli elettori e dei consumatori. Grazie alla sinergia tra potenza di calcolo, stoccaggio della memoria e velocità di trasmissione l’ambiente controllo è pervasivo per tutti noi. Ma ci sono due diversi livelli di controllo. Da una parte una maggioranza che non può più sottrarsi al flusso delle informazioni, dall’altra una minoranza potente che non può smettere di creare nuovi bisogni, per generare dipendenza, aumentando la crescita e il profitto. Il condizionamento è una forma di controllo sempre più nascosta ed efficace. Il fine è l’esercizio del potere, fino all’avido possesso delle persone.
Il diffondersi di termini come ipnocrazia o psicocrazia cerca di evidenziare il carattere inibitorio dei nuovi modelli di governo basati sulla produzione di dopamina. L’industria produttrice di questa preziosissima sostanza è complessa e molto sofisticata: si serve della risonanza magnetica per simulare, con l’aiuto delle scienze cognitive, scenari emotivi tipici. Elabora una grande quantità di dati statistici con potenti calcolatori quantici per definire i modelli di causa-effetto più efficaci per stimolare l’interesse dei Sapiens. Progetta forme creative di comunicazione basate su questi modelli e infine studia delle strategie di diffusione nel tempo e nello spazio. Tutto questo va sotto il nome d‘ingegneria dell’opinione, una scienza in rapida evoluzione al servizio del controllo di pochi.
La tecnologia è la causa e non, come saremmo portati a pensare, il mezzo del dilagare dell’ambiente controllo. L’accelerazione indotta all’innovazione tecnologica nell’ultimo secolo l’ha emancipata dalle leggi che, irrimediabilmente più lente, non riescono più a esercitare un controllo centrale. Questo distacco della tecnologia dalle norme collettive promuove la privatizzazione del controllo, polarizzato dei grandi controllori, con abusi speculativi finalizzati all’aumento del potere. Nuove possibilità tecnologiche aprono prospettive inedite all’immaginazione e in generale rappresentano un fattore positivo perché aumenta in numero di scelte e i diversi punti di vista. Il problema è che la comunità scientifica offre questi doni tecnologici al mercato che li usa per accrescere il profitto di pochi investitori, limitandone l’uso o facendolo pagare salato, in modo palese o più subdolo.
Pensiamo, per esempio ai programmi di profilazione degli account sui social o nei motori di ricerca. Gli algoritmi (cosiddetti “neuronali”) sono utili per assecondare le preferenze di noi utenti, ma purtroppo sono qualcosa di esterno che s’impadronisce e manipola i nostri dati per controllarci e generare nuove dipendenze. Se queste applicazioni fossero gestite individualmente, nel rispetto della privacy, ognuno potrebbe utilizzarle in modo misurato alle proprie esigenze e approfittare di facilitazioni importanti a livello di sicurezza, intrattenimento, domotica, trasporti, ecc … è anche quello che promettono i tanti tipi di “bot”, programmi automatici che imitano il comportamento umano per eseguire compiti ripetitivi in rete. Potrebbero essere applicati ai nostri apparecchi privati, in modo da poter assecondare le nostre abitudini o proporci esperienze interessanti. Ma altri esempi possono trovarsi nel campo dell’ingegneria genetica, che condiziona i mercati a livello globale con generi alimentari modificati; della produzione di energie rinnovabili, che s’insediano nei territori in modo invasivo senza tener conto delle pratiche sociali locali né del bilancio complessivo dell’energia grigia; del dilagare d’informazioni confezionate dall’intelligenza artificiale, sotto forma di testo e immagini, che induce effetti devianti sull’opinione pubblica e atrofizza la capacità di ricerca, riflessione e memoria; delle macchine a controllo numerico, che aumenta la possibilità d’incidenti (si pensi al cruise control in auto, ai droni e missili intelligenti, al funzionamento in continuo di grandi macchine automatiche,…).
Con un’evoluzione così rapida la tecnologia diventa una fede, una forza quasi magica che salverà il mondo, dalla fame, dal riscaldamento climatico, dalla riduzione della biodiversità, ecc… e coloro che la possiedono guideranno l’evoluzione della specie. Come rileva Byung-Chul Han l’accelerazione tecnologica si ripercuote sulle prestazioni richieste a tutti noi provocando il diffondersi di una vera e propria violenza neuronale che porta a patologie come la depressione, la sindrome da deficit d’attenzione e iperattività, i disturbi della personalità e il burnout.
È questa follia cieca e collettiva che ci sta portando a sbattere verso la catastrofe della prima guerra globale, dove le azioni delle macchine precedono le decisioni degli umani e gli eventi sono ormai fuori controllo. La storia si scrive da sola, senza più bisogno di narrazioni, perché nessuno ci crede più, e forse nessuno ha un progetto strutturale e una strategia d’attuazione, tutti reagiscono agli eventi secondo una propria scala di valori e facilmente tutte le forze in gioco finiscono per scontrarsi. Possiamo sperare, con Maturana e Varela, di essere portati all’autopoiesi e quindi, come tutti i soggetti biologici dotati di vita, ci rigenereremo in nuovi ambienti più favorevoli, magari con un po’ più controllo sulle tecnologie.
